Sai, a volte mi capita di voler ripercorrere i momenti.
Attimi che sono sfuggiti così in fretta, scivolati tra le dita;
secondi, minuti e ore che nello scorrere della notte portano via pezzi rossi di cuore
spazi aperti che d’un tratto circoscrivono un momento, quello.
Mi metto a camminare su quei percorsi perchè spesso solo il ricordo colma la mancanza.
L’ho fatto oggi, l’altro ieri, un mese fa.. lo farò ancora.
Odio il rimpianto; ed il tempo scivola così inarrestabile che ogni attimo di esitazione mi avvilisce
Così in città alta osservo quel masso incastrato nella strada,
calpesto la fanghiglia di una stradina nei campi,
annuso cuscini e abbraccio coperte.
Ri-vivere non mi sazia.
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.
Pablo Neruda


mh.
senza sparare frasoni da antologia, in linea di massima il rivivere non sazia mai. ed è brutto, triste, confermare la cosa ogni volta che si è nel bel mezzo della rievocazione.
a dare consigli si è sempre capaci .. ma volendoti veramente bene mi permetto di dire che .. che forse è meglio non cercare di colmare il presente con qualcosa che passato è. adesso rischio di risultare banale, ma il passato sono proprio massi, come quello incastrato lì a bergamo, senza i quali il presente non starebbe neanche in piedi.
ricordare non è un crimine, ma sarebbe bello provare a posare nuovi massi con la stessa gioia con cui rispolveri quelli di una volta.
un abbraccio.
m