Quel tragitto in direzione Ventimiglia, mi ha fatto piuttosto paura..
..ad ogni curva avrei inchiodato invece no, neppure toccavo il freno; non dovevo sbagliare, troppo presa dal volante, dal non far uscire dalla corsia la macchina, mentre alla mia destra abbattevo gli energumeni della strada. Vi ho superato curve! Sia all'andata che al ritorno!
Ecco qui, il ricordo offuscato della mia infanzia inizia a farsi spazio tra la nebbia che si è formata durante tutti questi anni..
Nei primi attimi tutto mi sembra estraneo, piano mi oriento.
Rivedo l'albergo che allora era così imponente e lussuoso e che ora sembra abbandonato a se stesso; il molo dove ci facevo delle corse a perdifiato ora sembra un banale ponticello stretto e lungo poco più di cinquanta metri.
Ripercorro il lungomare dove galoppavo sul mio cavallo fantastico; ero contenta, festeggiavo il regalo tanto desiderato che finalmente avevo al polso. Mi ricordo ancora il volo contro la panchina di cemento, quella panchina è ancora lì e sorrido guardandola; sorrido perchè non me l'aspettavo proprio di rivederla. Ricordo la ragazza del bar, la corsa all'ospedale, l'infermiera che associavo alla suora più cattiva dell'asilo ma che in verità era buona, buona come il latte e miele che ogni mattina dava a mia mamma e mia sorella ma che io non potevo bere a causa delle cannette.
So che quella colazione era buona perchè rivedo ancora il volto di mia sorella sorridente voltarsi verso il mio letto mentre riposava sul tavolo la tazza.
Ora sembra tutto così triste, silenzioso; sembra tutto abbandonato.
C'è una corsa ciclistica, i partecipanti si spostano nella piazzetta nascosta e con loro si sposta tutto il movimento, resta solo la musica malinconica trasmessa agli altoparlanti.
E' tutto così statico e surreale.
Una corsa sulla spiaggia fa riaffiorare il ricordo dei giochi: sono sempre stata timida, ogni volta era quel bambino, Giacomo se non ricordo male, che mi invitava a giocare; i nostri passatempi preferiti erano le biglie, ne avevamo tantissime e ce ne rifornivamo ogni sera alle macchinette lungo il molo. Costruivamo delle piste infinite, con le gallerie e le buche..non so perchè ma ci dimenticavamo sempre di calcolare la pendenza quindi dopo 10 minuti le nostre dita avevano distrutto il percorso. Diciamo che passavamo la maggior parte del tempo a costruire il percorso delle biglie, non a giocarci.
La sera, il lugomare e infinite luci tra le palme.
Di ritorno dalla corsa in spiaggia rivedo le giostre, sono sempre le stesse: sono uguali ad allora!
Sorrido e riparto.
